Trailk Runnig Taggia Running motivation Medieval SOS – vlog

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Taggia SOS running

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Taggia.

Vieni a correre in uno dei borghi più belli d’Italia tra i sali e scendi dei carrugi del secondo Centro Storico più grande della Liguria, un percorso mozzafiato illuminato da fiaccole di fuoco e figuranti in abiti del 1600.

Secondo fonti locali i primitivi insediamenti umani andrebbero ricercati già nell’epoca preromana, dove gli storici non escludono un probabile luogo di culto – dedicato al dio ligure Belleno – nella zona denominata di Capo Don (nel comune di Riva Ligure). La più antica testimonianza del luogo risale tra il X e il VII secolo a.C., grazie al ritrovamento di antiche tombe cinerarie sul sovrastante Monte Grange, dove sorgeva un castelliere ligure che aveva anche funzione di emporio commerciale, aperto alle importazioni da tutto il Mediterraneo. Subì quindi la dominazione romana a partire dal I secolo a.C.

Ai piedi del capo continuò a funzionare un porto-canale, nei cui pressi, in età imperiale, vennero costruite alcune ville rustiche e una stazione di posta che nella celebre Tabula Peutingeriana era ricordata come Costa Balenae. La zona era servita dalla via Julia Augusta, che attraversava tutta la Liguria di Ponente. Presso Costa Balenae piegava verso l’interno, superando il torrente nei pressi dell’abitato attuale. Scavi archeologici intrapresi poco prima del 1940 e poi ampliati a partire dagli anni ottanta del secolo XX hanno portato alla luce i resti di un edificio di culto con un’area sepolcrale e la vasca ottagonale di un importante battistero paleocristiano. All’interno della valle, tra V e VI secolo si sviluppò invece l’insediamento fortificato di Campomarzio o Castel San Giorgio, caposaldo del sistema difensivo bizantino in Liguria (il cosiddetto Limes).

Il villaggio venne distrutto e abbandonato molto verosimilmente durante l’invasione longobarda di Rotari del 641, che portò alla decadenza anche di San Giorgio.

Fin dall’epoca longobarda vi operavano i monaci colombaniani della potente abbazia di San Colombano di Bobbio, attivissimo centro di evangelizzazione e di rinascita agricola sotto la protezione del Papa. Essi a partire dal vasto feudo reale ed imperiale monastico, di cui facevano parte l’abbazia di San Dalmazzo di Pedona presente nell’opera di evangelizzazione nella valle Argentina, e anche Abbazia di Lerino sulla costa, diedero impulso all’agricoltura con il recupero di aree incolte o abbandonate, le bonifiche e le migliorie agronomiche con il recupero e la diffusione di oliveti (fra cui la cultivar di oliva taggiasca), vigneti, castagneti, mulini, frantoi, ecc. I monaci diedero, inoltre, un notevole apporto alimentare grazie agli allevamenti e alla conservazione degli alimenti, proteine e grassi, come olioburroformaggisalumi, grazie a sale e spezie; inoltre si adoperarono per la riapertura delle vie commerciali e delle vie del sale e il commercio dalla marittima ligure lungo le valli appenniniche verso la pianura con scambi di merci varie come olio, sale, legname, carne, ecc.

Da allora gli abitanti della zona cominciarono a popolare un nuovo insediamento, su una bassa colina a circa tre chilometri dalla costa, che a partire dal tardo secolo X è noto come “Tabia”. Si ebbe fin dal VII secolo, la fondazione dell’Abbazia di Nostra Signora del Canneto da parte dei monaci di San Colombano, che poi accolsero verso il IX secolo come per Bobbio, Pedona e Lerino la riforma della regola di San Benedetto.

Tutta la zona fu oggetto di scorrerie saracene tra i secoli IX e X, ma è del tutto leggendaria la tradizione che vuole Taggia salvata da questi predoni grazie all’intervento miracoloso di Benedetto Revelli, vescovo di Albenga (alla cui diocesi Taggia appartenne fino al 1831) ritenuto originario proprio di Taggia e poi proclamato santo.

Le incursioni saracene che spopolarono le coste, colpirono anche l’abbazia di Taggia. Nell’891[5][6], i Saraceni profanarono il monastero, lo demolirono, uccisero tutti i monaci e incendiarono la preziosa biblioteca. Essa sarà nuovamente ricostruita, sempre dai monaci benedettini dell’Abbazia di Santo Stefano di Genova, di proprietà bobbiese, sul finire del X secolo che si insediarono nel territorio di Taggia e Villaregia (odierno Santo Stefano al Mare).

Le Alpi Marittime nel 1805, con Taggia nel suo cantone; Taggia era il comune più ad est della provincia

Taggia divenne, almeno dal 1153 ,dominio feudale dei Clavesana che nel 1228 cedettero il borgo alla Repubblica di Genova. Dal 1273 fu sede della podesteria locale, mantenendo una certa autonomia ed estendendo i propri poteri sulle vicine Arma, Ripa Tabie (l’odierna Riva Ligure) e parte del territorio di Pompeiana e Bussana (quest’ultima ora località di Sanremo). Nel 1381 adottò (o meglio rinnovò) i propri Statuti, che tra l’altro affidavano al podestà poteri giurisdizionali.

Taggia e la sua podesteria divenne fedele alleata della repubblica genovese, seguendone pertanto le sorti storiche fino alla soppressione della medesima nel 1797, e anche durante la vita effimera della Repubblica Ligure. Con Napoleone Bonaparte fu annessa all’Impero Francese nel Dipartimento delle Alpi Marittime, con capoluogo, ieri come oggi, Nizza.

Entrò nei confini del Regno di Sardegna dal 1815 e del successivo Regno d’Italia dal 1861.

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